Bias cognitivi cosa sono
Rispondere ad una possibile domanda: “Bias cognitivi cosa sono?” non necessariamente è da considerarsi una curiosità per coloro i quali operano nel campo del branding, della pubblicità, della user experience o delle vendite.
Si tratta infatti di “escamotage” che inconsapevolmente accompagnano i nostri processi decisionali e quindi il nostro quotidiano.
Sono dunque nostri alleati? Scopriamolo insieme.
Esattamente…cosa sono i bias?
Cosa sono i bias?
Sono delle distorsioni sistematiche e ricorrenti nei processi di elaborazione
dell’informazione, che portano l’individuo a deviare da criteri logici, razionali o probabilistici nel:
- giudicare
- decidere
- interpretare eventi e situazioni
Se abbracciassimo il pensiero Junghiano, per intenderci quello che affronta il concetto della “sincronicità”, saremmo portati a pensare che il caso non esiste e quindi, saremmo perfettamente coerenti nel ritenere che questi meccanismi siano prevedibili e strutturali.
Derivano, infatti, da meccanismi mentali automatici – spesso non consci – che il nostro cervello utilizza per semplificare la complessità del mondo e rispondere in tempi rapidi agli stimoli ambientali.
È un po’ come dire che si fa “economia” nell’analisi e nell’elaborazione delle informazioni.
Se ne può parlare come di un qualcosa che è insito ed innato nel nostro modo di pensare e ragionare?
Assolutamente sì.
Si tratta di strategie adattive che il cervello utilizza, in talune situazioni…come quando, per esempio, si ha fretta di decidere. Ma non solo.
Bias cognitivo
Intanto una piccola curiosità sull’origine etimologica del termine “bias”.
Seppur unanimemente sia considerato un termine anglofono, ha origini francofone, passando però dal greco “epikársios”, che tradotto significa “inclinato”.
Ai suoi esordi, aveva ben poco di “scientifico”, poiché veniva pronunciato nel caso in cui un tiro con le bocce non fosse riuscito proprio perfettamente.
Curioso, non è vero?
Non sappiamo per quale motivo, a partire dal 500 d.C., iniziò ad assumere l’attuale accezione ovvero inclinazione o predisposizione al pregiudizio.
A partire dagli anni 70 del novecento, Tversky e Kahneman, psicologi celebri per il loro lavoro pionieristico nel campo della psicologia cognitiva, grazie alle loro ricerche iniziarono a definire il concetto di bias cognitivo.
Tra i principali motivi che possono indurre all’utilizzo del bias cognitivo possiamo evidenziare i seguenti:
- Limitata capacità di elaborazione delle informazioni: il cervello umano (anche quello più allenato e capiente) non può analizzare in modo approfondito ogni informazione che riceve. Ogni giorno si elaborano migliaia di stimoli; in risposta a questa complessità, il sistema cognitivo adotta strategie economiche, basate su semplificazioni.
- Necessità di rispondere velocemente: in molte situazioni della vita quotidiana o evolutivamente critiche (es. pericolo, minaccia, decisioni rapide), non c’è tempo per analisi razionali complesse. I bias derivano da strategie euristiche (che a breve approfondiremo), che permettono di rispondere immediatamente a stimoli o problemi, anche a scapito dell’accuratezza.
- Necessità di selezione: quando ci si trova di fronte ad un’elevata quantità di dati da considerare, cognitivamente si tende a filtrare e selezionare ciò che appare più saliente, recente o coerente con le proprie credenze. Questo filtro selettivo, utile per la gestione delle informazioni, può però escludere elementi rilevanti o distorcere la rappresentazione della realtà.
- La coerenza con sé stessi: si tende a mantenere una visione coerente e stabile di sé, del mondo e degli altri. I bias cognitivi rispondono anche a un bisogno psicologico di ridurre la dissonanza cognitiva, cioè il disagio che si prova quando si è in presenza di informazioni contraddittorie.
- Funzione evolutiva: alcuni di essi si sono sviluppati perché, in contesti ancestrali, fornivano vantaggi di sopravvivenza. Questo può indurre a dare un significato maggiore ad alcuni stimoli “negativi”.
- Il valore del contesto: alcuni bias possono ricevere supporto e rinforzo, in base al contesto sociale e culturale di appartenenza. Ciò significa che possono non essere considerati come genotipici, ma con tratti “fenotipici”.
- A favore del bisogno di controllo: con un’intensità diversa, ciascuno è portato a voler ridurre l’incertezza; in tal senso avere la possibilità di un’analisi dei dati (qualsiasi essi siano) che permette di prevedere e/o anticipare alcuni risultati, è un’attrattiva difficile da non considerare.
Euristica e bias
Strategia euristica
La relazione tra euristica e bias è stretta e strutturale.
I due concetti, sebbene distinti, sono profondamente interconnessi e costituiscono i due volti del medesimo processo cognitivo: la semplificazione del pensiero.
Al netto di questo, la strategia euristica è quella scorciatoia mentale che induce valutazioni o decisioni in modo rapido ed efficiente, senza analizzare tutte le informazioni disponibili.
Per essere ancora più chiari potremmo affermare che, se l’euristica porta ad una decisione adeguata è funzionale, al contrario se ci accompagna verso un errore è foriera del “bias”.
Esattamente come funziona l’euristica? Funziona grazie ad un processo di sostituzione dell’attributo, ovvero si sostituisce un concetto complesso e articolato con un altro che da esso deriva, ma semplificato e “snellito”.
Bias cognitivi cosa sono
Bias cognitivo esempio
Riferirsi ad un unico bias cognitivo esempio non darebbe un quadro realistico, poiché i bias sono diversi e tutti di uso quotidiano.
Proviamo ad analizzare nel dettaglio i bias comportamentali che sembrano essere tra i più comuni:
- Bias di conferma: si tratta di una distorsione cognitiva che porta l’individuo a cercare, selezionare, interpretare e ricordare le informazioni in modo tale da confermare le proprie convinzioni preesistenti, ignorando o sminuendo le evidenze contrarie. Abbiamo accennato alla dissonanza cognitiva, ebbene questo particolare bias è volto a far si che tutto sia in linea con i nostri punti di vista.
- Bias dell’ancoraggio: è una distorsione che induce a prendere una decisione basandosi su un’informazione iniziale (” l’ancora”) in modo eccessivo e senza tenere in debito conto il fatto che possa essere irrilevante, arbitraria o poco attendibile. Questo primo dato, del tutto casuale, condizionerà in modo significativo l’intero processo decisionale. In sostanza è come se il cervello, in fase decisionale, si aggrappasse a un valore iniziale (l’ancora) e aggiustasse il pensiero attorno a esso.
- Il bias della negatività: appare come una distorsione cognitiva che induce ad attribuire un impatto maggiore alle informazioni negative, rispetto a quelle neutre o positive. Come abbiamo accennato precedentemente, sembra che le sue origini abbiano a che fare, evolutivamente, con l’istinto di sopravvivenza e con l’attenzione verso i possibili pericoli.
- Bias dello status quo: è insito in ogni sistema (e per trasposizione del termine, intendiamo anche il sistema umano) la tendenza al mantenimento di una certa omeostasi o chiusura verso il nuovo. Al netto di questo, si preferisce che tutto rimanga immutato, anche se un eventuale cambiamento comporterebbe un vantaggio. In questo modo si ha la sensazione di poter ridurre l’incertezza e l’ansia rispetto ad un cambiamento, letto più come rischio che come opportunità.
- Bias del pavone: si è tutti un po’ egocentrici, pertanto, al fine di impressionare gli altri ed ottenere la loro approvazione, si è portati a sovrastimare i propri meriti. In altre parole, si tende a diventare autocelebrativi.
Cosa sono i pregiudizi
Cosa sono i pregiudizi e che relazione hanno con i bias?
I termini bias cognitivo e pregiudizio vengono talvolta utilizzati in modo intercambiabile nel linguaggio comune, ma in ambito psicologico e scientifico si riferiscono a fenomeni diversi, seppur collegati.
Proviamo ad analizzare più da vicino, per osservare le somiglianze e le differenze. I bias sono:
- di natura cognitiva
- si rivolgono verso qualsiasi informazione o dato
- da un punto di vista valoriale inducono ad una distorsione neutra
- spesso automatici, ma se resi consapevoli possono essere modificabili
I pregiudizi
- la loro natura è sì cognitiva, ma può anche essere affettiva e sociale hanno spesso una connotazione fortemente negativa
- sono più rigidi rispetto al cambiamento
Osserviamo alcuni esempi di pregiudizio e scopriamo in che modo possono essere correlati con i bias.
Il bias di conferma può rafforzare un pregiudizio etnico, portando a cercare solo esempi che confermino lo stereotipo o ancora, il bias dell’ingroup può generare pregiudizi verso l’outgroup.
Sintetizzando, il pregiudizio è spesso un prodotto culturale e affettivo, ma si radica in strutture cognitive di base, come i bias.
Cosa sono i bias cognitivi: conclusione
In sintesi, cosa sono i bias cognitivi?
Sono scorciatoie mentali che il nostro cervello utilizza per semplificare la realtà, prendere decisioni rapide e ridurre l’incertezza.
Sebbene spesso utili, possono condurre a errori sistematici di giudizio, o di pregiudizio,
influenzando il modo in cui percepiamo, pensiamo e agiamo.
Per tornare alla domanda iniziale, se siano più alleati o più un rischio, ci sembra di poter rispondere che siano entrambe le cose; molto dipende dalla circostanza in cui ci si trova.
Riconoscerli, comunque, è il primo passo per sviluppare un pensiero più consapevole, critico e accurato.

